Il problema del fondamento

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Ogni atto che compiamo è sempre in vista di qualche cosa. Minore è l’impatto che quell’atto pensiamo possa avere nella nostra vita e minore sarà l’importanza di questo atto. Viceversa, tanto è maggiore la ripercussione nella nostra vita, tanto sarà per noi importante il compiere o meno quest’atto.

Per spiegarmi meglio: sono seduto su una panchina, difronte a me un lago calmo e rassicurante, e guardando l’orizzonte gioco con dei sassi raccolti poc’anzi. In questo primo caso un atto come quello di giocare con i sassi non ha un gran impatto nella nostra vita possiamo farlo o meno, cambia poco o nulla. Un secondo esempio: davanti a me, uno schermo, clicco su una casella e poi confermo: sono iscritto all’università. In questo caso quest’atto che ho appena compiuto è molto significativo, non certo per aver cliccato da qualche parte, ma per la ripercussione che avverrà nella mia vita a causa di questo.

Quando però ci si ritrova a dover compiere azioni che si inseriscono fortemente nella evoluzione della nostra vita e ci troviamo davanti ad una scelta, abbiamo bisogno di una “stella polare” che si imponga come punto di riferimento.

Esempio: poniamo il caso di orsi o serpenti che si avvicinino spesso alle notre case. Caso A. “penso che gli animali vadano salvaguardati anche in casi di pericolo per l’uomo”.  Caso B. “credo che gli animali vadano salvaguardati solo fino a quando non rappresentino un pericolo per l’uomo”. I differenti pensieri nascono da differenti prese di posizione, ma quale delle due utilizzare se volessimo accordarci a seguire una linea comune? Ovvero qual è quella più ragionevole? Dove troviamo i criteri per scegliere?

E’ possibile trovare un fondamento certo? 

Usando un parziale “dubbio iperbolico”, ovvero dubitare di tutto fino a che non resta qualcosa di indubitabile (quello usato da R. Descartes / Cartesio, per ricercare un fondamento certo) possiamo dire, che ciò che possiamo asserire con certezza è l’indubitabilità della nostra esistenza, unica cosa certamente indiscussa. Brutalmente detto, esistiamo! Quindi, sempre secondo quanto la mia logica mi impone, a prescindere da tutto, salvo che da questo, la prima cosa da tenere in considerazione per le nostre scelte è la  nostra esistenza.

Es: Scelgo di iscrivermi a medicina per andar a lavorare con Medici senza frontiere, perché penso (e questo è il fondamento della mia vita e della mia scelta) che la vita sia il bene più prezioso e sia necessario fare di tutto per salvaguardarla. Ma credere che è tanto preziosa e vada usata per proteggere altre vite è un fatto opinabile o certo? Se la vita è tanto preziosa perché non tenersela stretta e fare attenzione a non perderla piuttosto che andare in luoghi pericolosi come quello dei Medici s.f.?

L’esistenza della quale discutiamo, oltre ad sottostare ai vincoli di natura fisica e biologica (Bios-vita) è sottoposta alla domanda di senso della nostra ragione, la quale dopo aver appurato l’esistenza si domanda circa la sua essenza.

So che vivo e che devo vivere, ma come? Come devo impegnare la mia vita? Non posso impegnarmi seriamente ad agire nella vita se prima non trovo un senso, un fondamento o anche un non-senso, ma ho bisogno comunque di una certezza che mi spieghi cos’è la vita, per poter agire! Certezza che inizialmente ereditiamo dall’ambiente in cui cresciamo che ci guida ed indirizza ed al quale rispondiamo con totale fiducia e che, talvolta, con totale fiducia continuiamo a vivere senza porci il problema. Cresciamo e moriamo vivendo secondo le leggi che abbiamo trovato nel nostro ambiente, nel nostro tempo, nella nostra cultura, nella nostra psicologia etc… ovvero ci nutriamo del senso comune.

La risposta a questa domanda, sia essa esplicita o implicita, trasmessa o ricercata, pone un fondamento a tutte le nostre scelte specialmente quelle di maggiore impatto.

Possiamo trovare un fondamento certo nella nostra esistenza, al quale riferirci?